No alla bretella Cisterna-Valmontone
Posti a sedere nessuno. Densità media delle aree calpestabili 5 persone al metro quadrato o peggio. Modello direttiva europea sulle galline ovaiole, tanto per intenderci.
Le cause sono molte e complesse. Provo a semplificare: mercato immobiliare impazzito a Roma, costi alle stelle, contestuale aumento della speculazione edilizia nell’hinterland romano, case a minor costo a distanza ragionevole dai centri di interese (studio, lavoro, ecc.), collegamenti accettabili, ecc. ecc. Il modello che ne consegue è esattamente agli antipodi di quella sostenibiltà che qualcuno – qualcuno a caso, che so: i Verdi - vorrebbe garantire: consumo del territorio, aumento di domanda di infrastrutture e di mobilità, aumento dei consumi energetici, aumento delle emissioni di gas climalteranti, ecc. ecc.
Responsabilità? Speculatori senza scrupoli (costruttori in primis), amministratori locali con pochi scrupoli, incauti acquirenti di immobili, enti sovraterritoriali competenti alla programmazione e pianificazione e, in qualche caso, il legislatore – regionale o nazionale che sia -.
Tornare indietro non è possibile. Si possono pertanto fare due cose: la prima è quella di arginare o fermare il fenomeno. Non è semplice ma bisogna provarci. La seconda è necessaria per gestire l’esistente. Non l’emergenza, perché chiunque avrebbe potuto immaginare le conseguenze di alcune scelte. Ma semplicemente la situazione determinata da queste scelte. A cominciare dall’aumento esponenziale della domanda di mobilità sulle tratte dei pendolari.
Per fortuna con la prima finanziaria del governo Prodi è stato approvato un consistente finanziamento sulla mobilità sostenibile, che prevede una serie di interventi specifici, tra cui, la mobilità dei pendolari. Importo complessivo 270 milioni di euro in tre anni per l’intero territorio nazionale. Ottima cosa. Tutti contenti. Per ora sui treni si viaggia in sei persone per metro quadrato, ma si spera che le cose miglioreranno.
Poi arriva Marrazzo, quello che in campagna elettorale si era fatto un bel viaggetto proprio sulla linea Cassino-Roma per “calarsi” nei problemi dei pendolari, e decide che bisogna realizzare a tutti i costi il corridoio tirrenico meridionale e il collegamento trasversale Cisterna-Valmontone.
Apro una parentesi di carattere ideologico-progettuale.
La realizzazione di infrastrutture destinate al trasporto su gomma molto raramente servono ad ovviare ad inconvenienti derivanti da una situazione non più sostenibile di problematicità della circolazione e ancor più raramente risolvono i problemi nella misura in cui i fautori dell’intervento infrastruttale avevano sperato. Nella stragrande maggioranza dei casi gli interventi destinati alla mobilità su gomma fanno altro che innescare il perverso circuito aumento dell’offerta = aumento della domanda portando, se possibile ad un peggioramento complessivo della situazione. A questo dato incontrovertibile ne va aggiunto un altro. Vogliamo davvero impostare delle scelte politico-strategiche – in materia di economia, di produzione, di circolazione dei beni e dei servizi – che vadano se non proprio verso la “decrescita” (su cui ho la sensazione che tutto il centrosinistra debba fare ancora molta strada), almeno verso quella sostenibilità di cui tanto volentieri parliamo in ogni occasione. E quando parliamo di protocollo di Kyoto, di gas serra, di cambiamenti climatici, di riduzione del consumo del territorio sappiamo che cosa stiamo dicendo o siamo convinti che si possano citare i grandi e nobili principi per poi agire – nei fatti - in netta contrapposizione rispetto a quei principi?
E allora facciamone un’altra di riflessione. Una riflessione che ci aiuti a capire se e quanto le questioni ambientali siano prese in considerazione quando si pianificano le politiche infrastrutturali, dei trasporti, dell’energia, del consumo del territorio. Una riflessione di carattere puramente economico. Sappiamo quanto costa la bretella Cisterna-Valmontone. Che non è un’opera “principale” dell’elenco delle grandi opere della legge obiettivo. Ma un’opera “connessa”, un’opera che potremmo definire “minore”. Ebbene questa opera minore costa 800 milioni di euro. Quindi questa opera locale di relativa importanza costa da sola il triplo dell’intero stanziamento per la mobilità sostenibile per tre anni e per l’intero territorio nazionale. Questo ci dà la misura di quanto stia cambiando il modello trasportistico nel nostro paese.
Per quale ragione si dovrebbe dare l’assenso a un’opera che non solo va nella direzione sbagliata sul piano strategico, ma compromette zone di interesse ambientale e paesistico e danneggia quel poco di agricoltura che nel Lazio ancora si sta coraggiosamente cercando di mantenere in vita?
Resta l’amarezza della considerazione finale. Ossia che mentre i pendolari di tutta Italia dovranno dividersi le poche risorse destinate alle forme di mobilità sostenibile, come il trasporto ferroviario, ingenti risorse vengono stanziate per realizzare opere che vanno esattamente nella direzione opposta, legittimando il dubbio che la sensibilità del centrosinistra per le tematiche dell'ambiente e della sostenibilità sia ancora piuttosto modesta.
